Guida completa alla scelta dell’obiettivo fotografico, i tipi di ottica

Una guida completa alla scelta degli obiettivi fotografici, trova l’ottica perfetta per immortalare ogni momento con la tua fotocamera.

Autore: Marco Crupi

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Questo articolo fa parte del Corso di Fotografia Digitale.

Per avere una buona qualità dell’immagine nelle nostre fotografie non conta solo il corpo macchina, l’obiettivo fotografico è altrettanto importante per realizzare foto nitide e dettagliate.

Non esiste un obiettivo perfetto per ogni situazione, come ho già detto nel precedente articolo sui tipi di fotocamera, è tutta una questione di compromessi, quindi nella scelta dell’ottica si dovranno bilanciare i pro e i contro di ognuna tenendo conto del nostro budget.

Sul mercato esistono numerose ottiche di varie fasce di prezzo e differenti tipologie, questa lezione del corso di fotografia ti aiuterà a scegliere un obiettivo fotografico adatto alle tue esigenze.

IL PARALUCE

Insieme all’ottica ci viene fornito il paraluce, ma a cosa serve?

  • A contrastare la luce parassita evitando così una perdita di nitidezza, ovvero il flare.
  • A proteggere la lente frontale dell’obiettivo.
  • L’aggiunta di filtri di qualsiasi tipo davanti all’obiettivo aumenta le possibilità di rifrazioni parassite, quindi in questo caso l’uso del paraluce è estremamente consigliato.
Paraluce montato su obiettivo

LA LUNGHEZZA FOCALE E L’ANGOLO DI CAMPO

La lunghezza focale dell’obiettivo è definita come la distanza tra il centro ottico dell’obiettivo e il sensore di immagine della fotocamera e si misura in millimetri.

Spiegato in parole semplici, lo zoom della nostra fotocamera si basa sulle variazioni della lunghezza focale: una lunghezza focale più corta ci permette di vedere una porzione di scena più ampia, mentre una lunghezza focale più lunga ci permette di avvicinarci ai soggetti, zoomando su di essi. In termini semplici, una lunghezza focale minore (es. 18mm) è come allontanarsi dall’azione, permettendo di catturare più elementi nella scena, ottimo per paesaggi o fotografie di gruppo. Al contrario, una lunghezza focale maggiore (es. 200mm) è come avvicinarsi all’azione, permettendo di isolare soggetti o dettagli, il che è ideale per ritratti o fotografia di fauna selvatica.

La lunghezza focale non modifica solo la “distanza” apparente dai soggetti, ma anche la percezione della profondità e delle proporzioni nella foto. Ad esempio, un obiettivo grandangolare può esagerare la distanza tra gli oggetti in primo piano e quelli sullo sfondo, creando un effetto di profondità, mentre un teleobiettivo può comprimere la distanza apparente tra gli oggetti, facendo sembrare che siano più vicini tra loro di quanto non lo siano in realtà. Ho trattato questo discorso in maniera più approfondita nel paragrafo sulla resa prospettica.

In questo obiettivo le informazioni riportate sulla parte frontale ci dicono: l’apertura massima del diaframma nella lunghezza focale più corta è f/4 mentre su quella più lunga è f/5.6, la lunghezza focale va dai 100mm ai 300mm e il diametro della vite di montaggio per i filtri è di 67.

La lunghezza focale di un obiettivo viene solitamente riportata sulla parte frontale dell’obiettivo insieme al simbolo del diametro della vite di montaggio (utile per i filtri, approfondirò in un apposito articolo specialistico) e alle aperture massime del diaframma.

In base alla lunghezza focale possiamo distinguere tre tipologie principali di obiettivi:

  • Grandangolari: hanno una lunghezza focale inferiore ai 35mm.
  • Normali: hanno una lunghezza focale compresa tra i 35mm e i 50mm.
  • Teleobiettivi: hanno una lunghezza focale superiore a 50mm.

A una determinata lunghezza focale corrisponde un determinato angolo di campo, ovvero la porzione di scena che possiamo vedere attraverso il mirino o il display della fotocamera, in realtà questo parametro dipende anche dal sensore della fotocamera, ma è un argomento che tratterò in un articolo apposito, in questa sede considereremo l’angolo di campo di un obiettivo montato su una fotocamera full frame.

L’immagine in alto ci fa capire come all’aumentare della lunghezza focale l’angolo di campo si riduca, viceversa più le focali sono grandangolari più l’angolo di campo è ampio.

LA LUMINOSITÀ DI UN OBIETTIVO: IL DIAFRAMMA

La luminosità di un obiettivo è data dall’apertura massima del suo diaframma, più un’ottica sarà luminosa più sarà facile per noi scattare in ambienti con poca luce. Il diaframma è un meccanismo circolare o poligonale formato da sottili lamine metalliche che, scorrendo una sull’altra creano una variazione del diametro dell’apertura che regola la quantità di luce che passa attraverso l’obiettivo, la luce infine raggiunge il sensore.

Gli obiettivi moderni utilizzano solitamente un tipo di diaframma regolabile chiamato “diaframma a iride”.

L’intervallo tra i diversi valori del diaframma viene comunemente indicato con il termine “stop”. I numeri “f” sono calcolati e ordinati in modo tale che chiudendo il diaframma di 1 stop si dimezza la quantità di luce, chiudendolo di 2 stop si diminuisce la luce di 1/4, chiudendolo di 3 stop di un 1/8 e così via.

Sono considerati obiettivi luminosi tutti quelli che possiedono valori di diaframma inferiori o pari a f/2.8. Come è possibile vedere dall’immagine in alto più è basso il numero dopo “f/” più il diaframma sarà aperto, viceversa, più il numero è alto più il diaframma sarà chiuso.

Il diaframma influenza anche la profondità di campo, ma tratterò questo argomento in un altro articolo.

OBIETTIVO NORMALE

In fotografia un obiettivo normale riproduce un campo visivo che appare “naturale” per un osservatore umano. Al contrario, la compressione e l’espansione della profondità di campo con lunghezze focali più corte o più lunghe introducono distorsioni notevoli e talvolta disturbanti.

Per convenzione sono considerate ottiche normali quelle che vanno dai 35mm ai 50mm, ma c’è da dire che la tecnologia fotografica impiega, per ovvi motivi, soluzioni tecniche diverse rispetto all’occhio umano per acquisire le immagini. Basti pensare che l’occhio umano ha una retina concava piuttosto che un sensore piatto, senza contare che la visione umana è binoculare, ovvero utilizza due “obiettivi” anziché uno, inoltre la “post-elaborazione” da parte del cervello è molto diversa dal processo di elaborazione di una fotografia.

Quindi in realtà non esiste una chiara correlazione tra visione umana e obiettivi della fotocamera, i libri di fotografia e gli articoli sul web si limitano semplicemente a sostenere che il 50mm “è simile all’angolo di campo e all’ingrandimento della visione umana”, o che “la prospettiva a 50mm è più corretta e siamo più a nostro agio con un’immagine catturata con questo tipo di obiettivo”, per quanto riguarda il riferimento all’angolo di campo simile a quello dell’occhio umano è chiaramente un errore, poiché il nostro campo visivo esteso è mediamente di 95° orizzontali e 80° verticali mentre l’angolo di campo del 50mm è di soli 46°.

OBIETTIVO GRANDANGOLARE

Fisheye Canon – Foto di Dirk-Jan Kraan

Un obiettivo grandangolare ha una lunghezza focale inferiore a quella di un obiettivo normale, quindi inferiore a 35mm. Questo tipo di obiettivo è utile per fotografare ampie porzioni di scena ed è per questo motivo molto utilizzato nella fotografia paesaggistica, di architettura e di interni, tutti generi in cui il fotografo potrebbe non essere in grado di allontanarsi dalla scena per fotografarla e senza un grandangolo non riuscirebbe a catturarla nella sua interezza. Il grandangolo non è consigliato per la fotografia ritrattistica perché la vicinanza al soggetto ne deforma il viso.

Il grandangolo può anche servire ad enfatizzare la differenza di dimensioni o la distanza tra gli oggetti in primo piano e lo sfondo; con questo tipo di lente gli oggetti vicini appaiono molto grandi mentre gli oggetti a distanza appaiono più piccoli e lontani di quanto in realtà essi siano.

Una menzione a parte meritano le ottiche ultragrandangolari denominate fisheye, termine che significa letteralmente “occhio di pesce”. Questo tipo di obiettivi hanno lunghezze focali pari o inferiori a 16mm ed un angolo di campo non inferiore ai 180°.

Esempio di foto Fisheye scattata ai membri dell’equipaggio di STS-131 e Expedition 23 nella Stazione Spaziale Internazionale
Esempio di foto col Fisheye

TELEOBIETTIVO

Il teleobiettivo consente di fotografare un soggetto distante o di ingrandire il soggetto all’interno della nostra immagine. Anche se ci consente di fotografare elementi lontani da noi ciò non vuol dire che l’effetto sia identico a quello di avvicinarsi al soggetto, questo a causa del fatto che i diversi piani che entrano nell’inquadratura appaiono più vicini l’uno all’altro (fenomeno dell’appiattimento dei piani) rispetto alla realtà e rispetto a quanto non apparirebbero fotografando da vicino con un obiettivo grandangolare o normale.

Un teleobiettivo ha una lunghezza focale maggiore rispetto a quella degli obiettivi normali, quindi tutte le ottiche superiori a 50mm sono considerate tele. I teleobiettivi si possono dividere in tre sottocategorie:

  • Medio Tele: obiettivi con focali comprese tra i 50mm e i 100mm.
  • Teleobiettivo: obiettivi con focali comprese dai 100mm e i 300mm.
  • Super Teleobiettivo: gli obiettivi con focali superiori a 300mm.

Nella fotografia ritrattistica si usa generalmente il medio tele, le focali che per convenzione sono più adatte a questo genere sono tra i 70mm e gli 85mm, mentre nella fotografia sportiva si usano focali tele dai 300mm in su.

Nella foto in alto lo Stretto di Messina fotografato col grandangolo, potete notare in lontananza evidenziati in rosso il Pilone Calabro e Scilla. Subito dopo aver realizzato questa fotografia ho utilizzato un teleobiettivo ottenendo i risultati qui di seguito.

Il Pilone Calabrese fotografato da Messina col teleobiettivo – Focale impiegata: 100mm su micro 4/3 equivalente a 200mm su 35mm.

Il Pilone Calabro distava da me circa 3km, grazie al teleobiettivo posso vederlo come se mi trovassi a pochi passi da esso.

Scilla fotografata da Messina – Focale impiegata: 180mm su micro 4/3 equivalente a 360mm su 35mm.

Ho scattato questa foto da una distanza di 5,5km, ma grazie all’effetto di compressione dei piani del teleobiettivo lo spettatore ha la sensazione di poter attraversare quella ristretta fascia di mare in poche bracciate.

RESA PROSPETTICA

Molti sono convinti che al variare della focale vari la prospettiva, la prospettiva non cambia se il punto di vista e l’oggetto ripreso rimangono fissi, varia solamente se ci spostiamo dal punto di ripresa, è vero però che cambia la resa prospettica, i grandangolari tendono a enfatizzare le linee di fuga ed esaltano la sensazione di spazio e di profondità, i teleobiettivi invece schiacciano la prospettiva e i soggetti appaiono molto vicini l’uno all’altro.

Quindi a seconda dell’ottica che si usa varia il senso della prospettiva nelle foto. Il rapporto tra gli oggetti, ovvero la distanza tra di essi cambia a seconda della lunghezza focale impiegata.

Foto realizzata con focale 105mm su APS-C.

Foto realizzata con focale 18mm su APS-C.

I pedoni sono a eguale distanza gli uni dagli altri in entrambe le foto (3 caselle), se li fotografiamo con un tele sembrano vicini, mentre con un grandangolo sembrano separati da uno spazio maggiore.

OBIETTIVO STABILIZZATO

Cerchiato in rosso l’interruttore che permette di attivare e disattivare lo stabilizzatore dell’obiettivo.

Lo stabilizzatore di immagine può trovarsi sia sull’ottica sia sul sensore. La stabilizzazione sull’obiettivo utilizza un sistema di lenti mobili, controllato elettronicamente per compensare le vibrazioni causate dalla mano con un movimento identico ma opposto, annullandole. La stabilizzazione sul sensore di immagine funziona allo stesso modo, ma sposta fisicamente il sensore stesso per compensare il movimento.

Detta così un obiettivo stabilizzato appare sempre la scelta migliore e in effetti lo è, l’unica nota negativa è che la stabilizzazione fa aumentare il prezzo dell’ottica, quindi se il nostro budget è ridotto potremmo valutare l’ipotesi di comprare un’ottica non stabilizzata.

Ogni produttore ha la sua sigla per denominare il proprio sistema di stabilizzazione:

  • Nikon: VR
  • Canon: IS
  • Panasonic: O.I.S.
  • Tamron: VC
  • Sigma: OS

Quando si utilizza la fotocamera su un treppiedi conviene disattivare il sistema di stabilizzazione ottico, poiché può innescarsi quello che si chiama “un ciclo di feedback”, in cui il sistema di stabilizzazione della fotocamera rileva le proprie vibrazioni e inizia a muoversi creando del micromosso nella nostra immagine. Nelle moderne fotocamere questo non dovrebbe accadere perché presentano un sistema di auto spegnimento dello stabilizzatore, ma per sicurezza è meglio disattivarlo manualmente.

Molti pensano che la stabilizzazione riduca la nitidezza di un’ottica, ma non è così. Benché le ottiche stabilizzate abbiano uno schema ottico più complesso grazie all’avanzare della tecnologia risultano addirittura più nitide della loro controparte non stabilizzata.

Generalmente la stabilizzazione è considerata necessaria solo per i teleobiettivi, perché più è spinta la focale più le vibrazioni della mano possono generare mosso, non è del tutto esatto, poiché avere un grandangolare stabilizzato ci permette di scattare a mano libera con tempi di scatto molto lenti, per esempio con la mia fotocamera (una Panasonic Lumix G9) riesco a fotografare paesaggi ed opere architettoniche in notturna usando tempi di scatto tra 1/10s e 1/20s senza avere micromosso, una cosa impensabile senza un treppiede prima dell’introduzione di questa tecnologia.

OTTICHE FISSE VS ZOOM

Gli obiettivi a lunghezza focale fissa sono ottiche che possiedono una sola lunghezza focale, quindi per avere una foto ravvicinata o distante dal soggetto dobbiamo muoverci fisicamente.

Gli obiettivi zoom a differenza dei fissi sono progettati per poter adoperare diverse lunghezze focali.

Gli obiettivi fissi hanno una qualità superiore rispetto agli zoom, questo perché più l’escursione focale è grande più compromessi ottici vanno accettati, per esempio un obiettivo 18-200mm ha una notevole escursione focale ma dovrà rispondere a molti più compromessi ottici rispetto a un 18-55mm o a un 55-200mm, la qualità che vi daranno i due obiettivi sarà superiore rispetto a quella che vi potrà fornire un unico obiettivo che copre da solo le stesse lunghezze focali di entrambi, è una questione di scelte, preferite la versatilità o la qualità? La risposta dipende dai risultati che volete ottenere.

Sul forum (ormai chiuso) di fotografare.com un utente di nome Attilio durante una discussione fece un esempio molto azzeccato:

Fare un’auto che va a 200km/h non è difficile, una qualsiasi utilitaria con un motore un po’ vispo ci arriva facilmente. Fare un’auto che va benone in fuoristrada non è difficile, una panda 4×4 non va affatto male. Fare un’auto che abbia una grande capacità di carico non è difficile, una station wagon carica un sacco di materiale. Ora provate a pensare ad un’auto che faccia 200km/h, vada benone in fuoristrada ed abbia la capacità di carico di una station wagon, facilmente si finirà su un enorme e costoso SUV. Ora provate a pensare di dover costruire quel SUV con i soldi di una panda e poco più, la qualità ovviamente crollerà inesorabilmente.

Questo discorso vale esattamente anche per gli obiettivi, ed è per questo motivo che non compro mai ottiche zoom con escursioni focali troppo ampie.

Vantaggi ottiche fisse rispetto agli zoom:

  • Le ottiche fisse luminose sono più economiche degli zoom luminosi, non è raro vedere ottiche fisse a basso costo con aperture di diaframma al di sotto di f/2.8, mentre zoom con questa apertura di diaframma sono molto costosi, per fare un esempio il Nikon 35mm f/1.8 (focale fissa) costa circa 150 euro contro i 2000 euro del Nikon 24-70mm f/2.8 (zoom).
  • La nitidezza di un’ottica fissa è spesso superiore a quella di uno zoom in quanto non ha tante parti mobili.
  • Maggiore controllo delle aberrazioni e delle distorsioni, gli zoom sulle lunghezze focali grandangolari tendono a soffrire della distorsione a barilotto, mentre su lunghezze focali più lunghe c’è meno differenza di prestazioni.
  • Leggerezza, sono meno ingombranti e pesanti di uno zoom.

Svantaggi ottiche fisse rispetto agli zoom:

  • Sono meno versatili, per cambiare focale bisogna cambiare ottica montata sulla fotocamera.

Quando lavoro con le ottiche fisse per ovviare al problema della versatilità monto un grandangolo su una fotocamera e un medio tele su un’altra e tengo entrambe le fotocamere a portata di mano. In questo modo posso passare velocemente dal grandangolo al medio tele a seconda delle esigenze.

OTTICHE MACRO

Un obiettivo macro viene solitamente impiegato per scattare foto estremamente nitide a soggetti molto ravvicinati, non è raro vederlo impiegato per fotografare fiori, insetti, prodotti ecc…

Sono utilizzati per ottenere un rapporto di riproduzione del soggetto pari o superiore ad 1 (≥ 1:1), ovvero quando le dimensioni dell’immagine sul sensore sono pari o superiori alle dimensioni del soggetto su scala reale. Orientativamente gli obiettivi macro hanno una distanza minima di messa a fuoco dal soggetto molto bassa, circa la metà di quella possibile con un obiettivo normale, essa però non è fissa e varia a secondo dell’obiettivo.

Gli obiettivi macro a seconda delle lunghezze focali vengono impiegati in modo diverso nella macrofotografia:

  • Da 45mm a 65mm – fotografia di prodotti e oggetti di piccole dimensioni.
  • Da 90mm a 105mm – insetti, fiori e piccoli oggetti da una comoda distanza.
  • Da 150mm a 200mm – insetti e altri piccoli animali in cui è necessario lavorare a distanza.
Esempio di foto macro – Foto di Egor Kamelev

OTTICHE DECENTRABILI (TILT-SHIFT)

Le ottiche decentrabili sono molto particolari e costose, sbloccando una vite è possibile decentrare l’ottica facendo scorrere la parte anteriore dell’obiettivo verticalmente o lateralmente rispetto all’asse ottico.

Questo tipo di obiettivi vengono impiegati solitamente nella fotografia di architettura, se per esempio proviamo a fotografare un palazzo inclinando la macchina fotografica verso l’alto noteremo che le linee diventeranno convergenti verso un punto, ciò non avviene con un’ottica decentrabile, che ci permette di non inclinare la fotocamera e quindi di ottenere una foto dalla prospettiva perfetta.

Foto realizzata con l’obiettivo decentrabile Canon TS-E 24mm, tutte le linee dei palazzi sono perfettamente dritte – Foto di Dino Quinzani.

C’è da dire che questo tipo di ottica non porta sempre dei risultati artisticamente gradevoli, perché a volte è bello avere una convergenza delle linee, quest’ottica nasce per la fotografia di architettura professionale e per un tipo di fotografia paesaggistica più fedele possibile al reale.

Con questo tipo di ottica possiamo anche creare delle foto panoramiche perfette senza il bisogno di una testa panoramica per evitare problemi di parallasse e allineamento, poiché basta creare uno scatto decentrato a sinistra, uno centrale e uno decentrato a destra e poi fondere l’immagine in post produzione.

Foto panoramica realizzata con l’obiettivo decentrabile Canon TS-E 24mm f/3.5L II – Foto di John Cunniff.

Un’altra caratteristica interessante di questa tipologia di ottiche è il “basculaggio” che consente il controllo della profondità di campo tramite l’inclinazione dell’asse ottico rispetto al piano focale, grazie ad esso riusciamo ad avere un fuoco di tipo selettivo, che possiamo far cadere dove desideriamo noi.

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